domenica 29 marzo 2015

The story so far-Il sogno


Jeremy Irons

Fabio Volo

Luis Sepulveda






Paulo Coelho

Jeremy Irons



Ciao a tutti!
Cosa vi avevo detto?! Visto che ho mantenuto la promessa?! Ecco a voi l'ultimo post sulle selezioni di Intercultura. Come ho già detto l'ultima volta, questi post li ho abbozzati tempo fa, a fine febbraio, un po' partendo dal mio diario, un po' con robe mie, quindi i riferimenti temporali che ci sono, sopratutto alla fine,  vanno collegati a circa un mese fa...
Colgo inoltre l'occasione per scusarmi di nuovo per questo luuungo periodo di silenzio, ma...sono stata un bel po' incasinata!!

Quindi...dove eravamo rimasti?! Ah già....

E così ero idonea. Che bella parola, me la sono ripetuta tra me e me per un po', gustandone il sapore. Ora iniziava però la parte più difficile, ora dovevo inviare la mia domanda al concorso, il mio fascicolo, che doveva convincerli a prendere me e non altri ragazzi. Fosse facile! Come cavolo si fa?! Come faccio a sapere cosa vogliono?!
Risposta: non lo so. Non lo posso sapere. E allora?! Allora farò (come recita il motto dei lupetti) del mio meglio. Mi impegnerò, rischierò, ci metterò tutta me stessa: ogni giorno, ogni esperienza, ogni sorriso della mia vita.


Dunque è così iniziata la maratona o le due settimane d'inferno, come le ho soprannominate io, infatti abbiamo iniziato (i miei genitori ed io) la compilazione del fascicolo, la corsa folle da medici e professori per avere i permessi necessari, le ricreazioni passate a fare la fila in segreteria per poi ricevere solo poche e scarse informazioni, le nottate passate a rifinire gli ultimi testi, a riguardare le ultime foto, a cercare e poi scattare (sì, tra tutte quelle che avevo, non ne abbiamo trovata nessuna decente) la foto giusta per la copertina del fascicolo- quella che ti presenta e che da' una prima impressione di te-....insomma è stata dura. Ma alla fine, con l'aiuto dei miei genitori, dei miei amici, delle volontarie dell'associazione, ce l'abbiamo fatta!
Alla fine era venuto fuori il mio piccolo capolavoro. Quando l'ho guardato, la sera prima della consegna, lì, sulla scrivania, mi sono sentita orgogliosa, ma al contempo triste. Perché era una mia creatura, un mio figlio, una parte di me, un po' come gli Horcrux di Voldemort, o i personaggi delle storie che mi invento. E non poteva andarsene via così, dopo tutto quello che avevo passato per compilarlo, dopo tutto quello che mi aveva dato e tolto...insomma consegnarlo alle volontarie è stato un po' come nei film americani quando i genitori guardano in lacrime il figlio salire sulla macchina e partire per il college, per il futuro.
Il 9 dicembre perciò era già tutto finito: fascicolo online inviato e fascicolo cartaceo completato (con anche le ultime cose, che puoi stampare e firmare solo dopo l'invio di quello online!).
E ora?! Ora...niente! Mi sono guardata in torno sconcertata e mi sono resa conto che era finita. Ora non potevo più fare nulla, avevo dato il mille per mille a quel fascicolo e ora non potevo far altro che aspettare...aspettare...aspettare!!! Da quel maledettissimo 10 dicembre, non mi è rimasto più nulla, se non aspettare...un lungo, corroborante silenzio che sembrava non finire più.



Diciamo che tra quel giorno funesto e la prossima tappa interessante e degna di nota del mio percorso di Inercultura ne è passata di acqua sotto i ponti!! Infatti c'è stato Natale, poi Capodanno, poi nel mezzo mi sono fidanzata, e poi entro San Valentino ho fatto in tempo a tornare singol di nuovo, insomma i soliti casini di una normalissima adolescente...
E intanto il silenzio continuava, cercavo di non pensarci, di farmi prendere da amici, uscite, verifiche, feste ma...alla fine, la sera, quando ero sola e dovevo dormire nel letto, per quanto ci provassi e mi impegnassi, non restava più niente tra me e il mio pensiero fisso, che tornava strafottente ed arrogante, come se fosse lui il capo della mai mente e come se non stesse tormentando le notti di un'adolescente innocente....

Alla fine, verso fine gennaio, un pomeriggio, né più né meno importante degli altri, è arrivata...Una mail! L'ho aperta in fretta, con quell'euforia mista a preoccupazione, con terrore di sapere e al contempo il desiderio irresistibile di farlo...un po' come alla consegna delle verifiche di latino...hai paura che il voto non sia sufficiente, ma non puoi fare a meno di voltare il foglio e guardare, alla fine,...così ho scoperto che avevo passato una primissima fase di scrematura, ero nei 2000 che la commissione di Colle Val d'Elsa avrebbe esaminato e tra cui avrebbe scelto i 1300 a cui assegnare una borsa di studio.
Mi sono afflosciata come un palloncino bucato, come dopo aver scoperto che il voto è 6-. Una vittoria a metà che ti lascia quel po' di amaro in bocca...certo, lo so che se non passavo quella il mio percorso finiva lì, però non so, forse la scuola mi prendeva troppo in quel periodo, forse ero preoccupata che non mi prendessero poi...bho, non lo so, so solo che quell'ultimo mesetto di attesa è stato molto peggio dopo quella mail...

Ma alla fine, alla fine sono stata ripagata per tutto, in un solo singolo secondo, tutto. Tutti gli errori che avevo fatto, e dei quali mi ero pentita, tutte le persone che mi avevano infastidita o presa in giro. Ce l'avevo fatta, valevo anch'io qualcosa, ero utile ed importante, proprio come ognuno di noi....bhe' volete sapere quando l'ho saputo!? È stato giusto qualche giorno fa, infatti sto ancora aspettando la lettera ufficiale (ma non potevo più aspettare a scrivere, non riuscivo più a tenermi tutto questo dentro...questa rabbia, questa angoscia e poi quest'immensa ed improvvisa gioia irruente e totalizzante), ho solo visto i risultati online, il 20 febbraio, mentre stavo facendo un lavoro di gruppo per filosofia (che, come al solito, ci siamo ridotti a fare all'ultimo minuto!!), e mio babbo mi ha chiamata di sopra perché non riusciva ad accedere al mio account sul sito di Intercultura, allora gli ho dato gli estremi e sono tonata giù dai miei compagni. Ero talmente presa e impegnata che non ho provato assolutamente nulla quando papà mi aveva detto che era arrivata la mail coi risultati, era un problema che in quel momento non potevo affrontare....poi però, mentre ero attorno al computer per scrivere le ultime cose, sulle sei e mezza, i miei sono entrati in camera mia, euforici e.....a pensarci mi faccio ridere e mi compatisco da sola!! Mi sono messa a strillare e a saltare per tutta la stanza, con le lacrime che mi scendevano giù senza sapere nemmeno io bene il perché. Quando ho recuperato il controllo sulle mie gambe e sulle mie lacrime, e quando il mio battito cardiaco e il mio respiro sono tornati nella norma (almeno nella norma per uno che aveva appena fatto il giro del mondo a piedi!!), ho abbracciato i miei e li ho ringraziati, per la fantastica possibilità che mi avevano dato e per l'appoggio che mi avevano dimostrato, anche se non sempre totale, nel realizzare questo mio sogno.
Dopodiché mi sono resa conto che c'erano ancora i miei compagni di classe lì, che mi guardavano sbigottiti senza capirci più niente!! A quel punto sono scoppiata a ridere, li ho abbracciati e ho spiegato loro cos'era successo e, dopo essersi -come da copione- congratulati con me, ci siamo rimessi al lavoro....però io non stavo più al computer a scrivere perché avevo ancora gli occhi velati e appannati e le mani che tremavano....

E ora vi lascio con un estratto dalla lettera in inglese che ho mandato per presentarmi nel fascicolo (tralasciando il mio inglese), perché mi sembra che calzi a pennello, che descriva perfettamente come mi sento, allora, come oggi...le stesse identiche emozioni!! Solo raddoppiate, triplicate, no, ma che dico, quintuplicate!! Perché ora so che è vero, che non è solo un sogno, solo un altro dei miei viaggi mentali o delle mie storie inventate...è Reale. Tangibile. Concreto.




I can't believe that this is really happening to me! Since I was a child I've always wanted to trip, see other countries and met new people. So, when my parents told me about the AFS program I didn't hesitate a moment: I immediately went online to apply for it. And when I've known that I passed my competence exam I just couldn't believe it! It was like a dream came true! And now, every night when I'm in my bed, I imagine how this fantastic experience could be. In fact, even if I love my life here- I've an extraordinary family and some very special friends-, I want some more: I want to explore new countries, learn other languages, meet a lot of people, understand cultures that are really different from mine,....I want to found my place in the world (I need to know what I really want and who I am)!”*

E quindi nulla, grazie per aver ascoltato le mie deliranti elucubrazioni e perdonatemi se, a volte, non hanno troppo senso o sono troppo sincere o troppo romanzate (mi dispiace, romanzare una storia...è un vizio che difficilmente riuscirete a togliermi), ma avevo bisogno di dirlo a qualcuno,e, come ho già detto, l'unico qualcuno che ho trovato in grado di capirmi, è il mondo.

Goodnight world,
Fennec Curioso












*“Non posso credere che questo stia realmente capitando a me! Da quando ero piccola ho sempre voluto viaggiare, vedere altri Stati e incontrare nuove persone. Quindi, quando i miei genitori mi hanno parlato del programma di AFS Intercultura non ho esitato un momento: sono andata immediatamente online ad iscrivermi. E quando ho saputo che avevo superato il mio esame di idoneità non potevo crederci! É stato come un sogno diventato realtà! E ora, ogni notte, quando sono nel mio letto, mi immagino come possa essere quest'esperienza fantastica. Infatti, anche se amo la mia vita qui-ho una famiglia straordinaria e molti amici veramente speciali-, vorrei qualcosa di più: vorrei esplorare nuovi Stati, imparare altre lingue, incontrare un sacco di persone, comprendere culture che sono molto diverse dalla mia,...voglio trovare il mio posto nel mondo (Ho bisogno di capire cosa voglio e chi sono realmente)!”

Che cosa diavolo ho fatto nell'ultimo mese?!




Lui l'abbracciò e lei gli sussurrò qualcosa all'orecchio che avrebbe ricordato per tutta la vita. Qualcosa che risolveva il segreto dell'amore e vinceva la paura che l'amore fa, perché per amare bisogna perdersi ogni giorno e morire un poco. Per questo ci vogliono così tante metafore. Lei non ne usò. Ma cose lei disse fa parte delle cose che nessuno sa.

adattato da “Cose che nessuno sa” di Alessandro d'Avenia




Hey people!! Buon 29 marzo!! E ,per chi è cattolico; Buona domenica delle Palme!!
Mentre per tutti quanti, buon primo giorno con il nuovo orario, cioè con un'ora in meno di sonno!! Non so voi, mai io sono già esausta!!





Comunque, sono qui oggi per scusarmi e spiegarvi perché sono sparita per così tanto tempo...
Allora l'ultimo post risale al primo marzo, quasi un mese fa!! Dopo quel post sono successe un sacco di cose: dal 9 al 13 eravamo in gita scolastica a Malta, poi dopo abbiamo avuto un paio di settimane piene di compiti, verifiche, interrogazioni...insomma hanno fatto di tutto per recuperare ogni singolo secondo “perso” a causa della gita...che gioia! (per tutti i maschi- ai quali bisogna sempre spiegare tutto- “che gioia” va inteso in senso sarcastico)
Infine durante la scorsa settimana i miei erano via per lavoro, quindi io e mia sorella ci siamo dovute dividere i compiti per fare tutti i lavori di casa e ci siamo arrangiate come potevamo...in poche parole un'altra settimana un bel po' intensa!

Alcuni supereroi della Marvel, giusto per sottolineare
che sono tornata, più forte e carismatica di prima,
pronta a far fronte a qualsiasi imprevisto e nemico
e, ovviamente, per salvare il mondo!!
Perciò scusatemi veramente tantissimo, vi ho pensato un sacco, sia a voi, sia a come fare i nuovi post. In ogni caso ora sono tornata e sono supermegacaricaaaaaa!!!
Quindi vi spiego un po' cos'ho pensato di fare: a bravissimo uscirà l'ultimo post sulla mia esperienza per le selezioni di Intercultura (che è mezzo pronto e abbozzato già da fine febbraio-inizio marzo, ma non ho avuto ancora il tempo di sistemarlo!!), poi tra un po' (non voglio dare indicazioni temporali, perché ho scoperto che può accadere di tutto e che gli imprevisti sono sempre in agguato) volevo pubblicare un altro post con le novità, ovvero le cose che sono successe dopo febbraio cioè dopo quello che c'è scritto nell'ultimo post di the story so far.

E allora a che cosa serve questo post?! Diciamo che, siccome sono riuscita a rimediare un paio di minuti per scrivere, ho deciso di sfruttarli al massimo per farvi sapere che sono ancora viva, per scusarmi e poi per condividere con voi due esperienze bellissime che ho vissuto in questi giorni (anche se non riguardano la mia esperienza con Intercultura e quindi magari non vi interessano, le volevo condividere comunque con voi perché sono state due esperienze davvero molto belle e importanti per me!!)


MALTA un puntino nel Mediterraneo....





Con la scuola dal 9 al 13 marzo, abbiamo fatto un viaggio-studio a Malta. Grazie alla fantastica burocrazia delle scuole italiane siamo partiti lunedì alle 3.00 di notte in autobus per andare all'aeroporto di Roma, perché la scuola ha fatto richiesta molto tardi per il volo e quindi è stato l'unico (senza scali) disponibile!! Comunque non è stato un problema, perché in bus abbiamo dormito, ascoltato la musica, cantato, chiacchierato, discusso, giocato (a vari giochi "da viaggio" tipo quello dove bisogna dire delle parole partendo dalle ultime due sillabe della parola detta dal compagno prima; o quello dove si contano dei determinati oggetti che si vedono fuori dal finestrino; o ancora, quello più divertente di tutti: quel gioco dove ognuno ha un foglietto con il nome di un personaggio famoso in testa e deve indovinare chi è), insomma ce la siamo spassata!

Ecco le prime cose che ho visto a
Malta quando siamo arrivati,
mentre stavamo andando in albergo.


Arrivati a Roma, dopo il check-in e la tappa bagno, siamo subito saliti in aereo (infatti bisogna considerare che tutti i vari passaggi, dalla consegna bagagli al metal detector, li abbiamo dovuti fare in 53 quindi...un po' di tempo ci voleva!!) e così sono iniziati i lamenti di voci ansiose e preoccupate di chi era al proprio battesimo del volo....per aria però ci siamo stati non più di un'ora perché da Roma a La Valletta ci vuole veramente poco! Dopodiché un emozionante viaggio in bus, un'altra oretta, per arrivare all'albergo dove ci siamo divisi nelle camere...io ero con la mia migliore amica, Giulia, e un'altra mia grande amica, Marina: ci siamo spataccate!!


Dall'8 al 12 siamo poi andati a scuola tutte le mattina, in una città molto moderna a mezz'ora dall'albergo, Saint Julien: il centro della movida maltese!


La scuola era privata (quindi era fatta apposta per stranieri: niente studenti maltesi) e molto bella e spaziosa, le aule erano comode e tutte dotate di LIM. I prof. erano simpatici e coinvolgenti e ci hanno fatto fare un sacco di attività interessanti che ci hanno permesso di migliorare il nostro inglese! Le lezioni duravano dalle 9.00 alle 15:00 con due pause: dalle 10:30 alle 11:00 e dalle 12:30 alle 13:00.
Questa era la mia aula!
Qui si può vedere la LIM e gli altri oggetti
tecnologici, mentre nella foto sopra, le
sedie-banco dove stavamo durante le
lezioni.


Quando uscivamo da scuola ci precipitavamo alla stazione dei bus e salivamo sul nostro mezzo alla volta delle meraviglie dell'isola!
Sono stati dei pomeriggi un bel po' intensi....guardate voi stessi:




  • Siamo stati tra i vicoli di Rabat (che potete vedere nelle foto qui sopra), quartiere di M'ndina città fondata degli arabi, per la grande pace e il surreale silenzio che regna nelle sue vie è detta "the silent city" (la città del del silenzio);

  • Nel romantici e suggestivi Baracca Gardens della Valletta, dai quali si può ammirare il mare che rientra lievemente nella costa dando origine a un piccolo fiordo:








  • All'Havana, una discoteca di Saint Julien;

  • E anche sul lungo mare della Vittoriosa, una delle tre città più antiche di Malta fondate dai cavalieri cattolici durante il periodo delle crociate!



Insomma un'esperienza davvero fantastica e estremamente istruttiva...qualcosa che ti resta nel cuore!!

The last day!
Questa foto è stata scattata l'ultima serata della
nostra permanenza a Malta, nella nostra camera:
per salutare questa bellissima isola, infatti, abbiamo
organizzato un "pigiama party" da noi!!
Nella foto, a partire da in altro a sinistra, ci sono
Tancredi, Marina, Maria Agnese (Manny), Ilaria
e Michele, in basso (sempre da sinistra), Io e Giulia.

Silvia Avallone: una donna, un uragano, una forza...che ha scosso il mio mondo!

Grazie alla nostra professoressa d'Italiano sono ormai svariati anni che alcune classi della nostra scuola partecipano ad un progetto chiamato “Incontro con l'autore”, che consiste nell'assistere ad una conferenza dove un autore italiano presenta il suo ultimo libro (che è stato prima acquistato e letto da tutti le classi che partecipano all'incontro!) e risponde alle nostre domande. È un progetto sempre molto interessante e coinvolgente, che fa anche un po' sognare: se loro ce l'hanno fatta (a diventare scrittori), forse anche noi....


Per quanto potessero essere stati belli gli incontri precedenti fatti con gli autori però, quello che è successo giovedì scorso (26/03) proprio non me l'aspettavo!! Il libro lo avevamo letto e discusso in classe, si chiama Marina Bellezza, è uno di quei libri strani, che non riesci a capire se ti sono piaciuti o no, uno di quelli che ti fanno arrabbiare, odiare i personaggi, riflettere, che ti fanno mettere tutto in discussione, che ti lasciano con un bel po' di domande per la testa...con quest'ordine di idee alla quarta ora (e poi per tutta la quinta) siamo scesi in palestra (l'unico luogo della scuola dove riescono a stare più di cinque classi contemporaneamente!!), e dopo pochi minuti di attesa è arrivata lei...
con la sua montagna di capelli sorridenti e uno sguardo radioso ci ha salutati e, dopo i normali convenevoli della preside e della prof. d'Italiano, ha preso il microfono in mano e, dopo una piccola presentazione, ha iniziato a rispondere alle nostre domande....piano piano, parola dopo parola, sviscerava e raccontava quello che era per le il suo romanzo: una denuncia al comportamento dei giovani lavoratori nella società moderna che si perdono negli inutili sogni del "tutto subito", che vengono offerti oggi giorno dai tanti talent show che vediamo in tv, (come Marina) o che tentano di tornare alle origini (come Andrea) o ancora che fuggono verso paesi lontani nella speranza di un futuro migliore (come Ermanno). Ho passato due ore con gli occhi incollati su quella donna travolgente che stava piano piano dando voce, forma e senso ai pensieri che mi tormentano da tanti anni...lei mi capiva, diceva le stesse identiche cose che avrei detto io, solo molto meglio, con parole raffinate ma non complesse, con citazioni interessanti e alla portata di tutti...wow! È stata l'unica parola che sono riuscita a dire durante la prima ora di conferenza!!

Nell'ultima mezz'ora poi, siccome non c'erano più domande, ne ha poste alcune lei cercando di instaurare un dibattito, non indovinerete mai qual'è stata la prima domanda che ha fatto, io stessa non ci potevo credere!?!?!
(questo qui di seguito è un resoconto dal mio diario, quindi è al presente e, ovviamente, in prima persona)
“Allora, adesso mi piacerebbe sapere quanti di voi vorrebbero andare all'estero a lavorare.....” alcuni ragazzi alzano la mano, chi sicuri, chi timidamente, magari nascondendosi dietro ad un compagno, io avverto a mala pena il mio braccio alzarsi tanto sono concentrata e rapita dalle sue parole “...e poi vorrei anche sapere da qualcuno di voi il perché di questa scelta...”
Ecco fatto. È finita. Questo è quello che ho pensato, perché tutti i miei compagni di classe mi stavano fissando, insistentemente, come a dirmi “tu che vai via in America, che hai così tanto da raccontare, che hai il coraggio di andare via da sola per un anno, cosa aspetti ad alzarti?!?!”
E quindi sì, l'ho fatto, di scatto senza pensarci, perché altrimenti avrei avuto troppa paura, mi sono alzata, sono andata in prima fila e mi sono avvicinata a lei che mi ha passato il microfono e si è messa da una parte per ascoltarmi....mi sono sentita come deve sentirsi un deputato in parlamento quando c'è anche la televisione, in quel momento ti accorgi di avere tutto il potere del mondo, qualsiasi cosa dirai potrà influenzare altre persone, altri destini, altre vite...e...
Ho parlato (neanche troppo veloce, mi hanno detto), forte e chiaro, senza fermarmi, senza pensare, ho detto tutto, ogni singola parola, ogni singolo pensiero, ogni singolo desiderio...ho detto quanto amo il mio Paese, la mia Italia, quanto ne capisco la bellezza e il mistero, quanto però mi sconcerti il menefreghismo e l'indifferenza degli italiani stessi per questa magia e maestosità che solo noi abbiamo, ho detto che voglio andare via, perché voglio scoprire un modo per rendere migliore l'Italia di adesso, voglio scoprire come poter mostrare al mondo (e agli italiani) quante bellezze abbiamo, e ho detto....respira, riprendi fiato va tutto bene, non stai facendo un discorso assurdo davanti a metà Liceo Classico alla presenza di un'autrice famosa, va tutto bene, è solo un'illusione, è tutto a posto, respira...e così, non so come, mi sono ritrovata al mio posto, coi miei amici che mi hanno dato il cinque e gli altri che applaudivano, dai prof agli studenti, dall'Avallone alla mia migliore amica....e non so come mi sono ritrovata a sentire lei, l'autrice famosa, con i suoi trent'anni, i suoi due libri pubblicati (di cui uno è diventato anche un film) che diceva “...io sono perfettamente d'accordo con te, l'Italia non è morta è solo addormentata è un paese fermo perché non ci svegliamo e non ci mettiamo in moto....”
 (fine della parte presa dal diario)

Non so cosa è venuto dopo, so solo che è stata un'esperienza fantastica, è stato come incontrare un attore o un cantante famoso, anzi è stato meglio, perché ho potuto parlare con lei, dire la mia, capire chi è come persona, non come l'immagine che magari ci arriva un po' sbrilluccicante e ritoccata dai media, io volevo la verità e con lei sono riuscita, per la prima volta, ad ottenerla...credo di aver provato emozioni così forti solo quando ho finito il colloquio ad Intercultura <3 <3


E l'incontro poi si è concluso al meglio perché, quando ci siamo messi in fila per gli autografi, abbiamo avuto una piacevole sorpresa: lei non si limitava solo a firmare, ma faceva anche le dediche personali, una per ogni singolo libro e...non stavo più nella pelle, volevo che arrivasse subito il mio turno!! Quello che mi ha scritto è una di quelle cose speciali e magiche, uno di quei momenti in cui ti rendi conto che ti conosce molto meglio una persona che ti ha vista una sola volta nella vita e che non sa quasi niente di te, rispetto a migliaia di persone che conosci da anni e che non si sono mai presi la briga di capire chi sei davvero...quello che mi ha scritto e l'intero incontro in se, è così assurdo e reale che l'ho dovuto annoverare tra l'elenco delle cose che nessuno sa.



A prestissimo,
Fennec Curioso





domenica 1 marzo 2015

The story so far- I genitori

Mio padre, mia sorella ed io (sono quella in mezzo),
 in Croazia nel 2005.
Il padre blocca il timone e si avvicina a Margherita da dietro, la sorprende con un abbraccio e la solleva. La luce entra in ogni cosa, attraversa la pelle, arriva dentro la carne. Le braccia forti di suo padre, coperte da una camicia bianca arrotolata sino ai gomiti, la stringono. Si mescola al profumo del mare quello caldo e secco del dopobarba. Appoggia il naso sulla nuca della figlia e le dà un bacio. Fissa l'orizzonte insieme a lei, che prova l' imbarazzo del suo corpo inquieto e nuovo, che sente quasi come una colpa. Però, con suo padre vicino, la linea che spacca in due cielo e mare non fa paura e le si va incontro, a percorrerla, esplorarla, bucarla con la prua, quasi fosse una scenografia di carta.
[]
“Papà” disse Margherita “ho paura...di cominciare il liceo. Non so se sono all'altezza, se ce la faccio, se i compagni mi staranno simpatici...Se sarò mai qualcuno...Se troverò un ragazzo...Ho paura del latino, io non sono come te...”
[]
“Qualsiasi cosa succeda ci sono io.”

tratto da Cose che nessuno sa, di Alessandro d'Avenia


Un ritratto di un pavone,
simbolo per eccellenza della vanità
Hey people! Buon primo marzo a tutti!!
Beh, non potete negare che il finale dell'ultimo post mi sia riuscito piuttosto bene, l'avevo già scritto nel diario, però qui sul blog è venuto fuori ancora meglio, con quel collegamento ad effetto tra la conclusione e la citazione iniziale...quando me ne sono resa conto mi sono sentita tipo Dio (come quando ho preso 10 nell'ultima verifica di letteratura Latina su Plauto, insomma)!
Anyway, a voi, di questo sbalzo di vanità improvvisa e di queste robacce da classico tradizionale, importa molto poco, infatti quello che volete sapere è com'è che prosegue la mia storia....

E siccome oggi mi sento generosa, continuerò il mio racconto senza indugiare oltre (a titolo informativo, per chi è curioso o malizioso -come certe mie compagne di classe- volevo dire solo che il testo qui di seguito non è tratto dal mio diario):

Dopo il colloquio individuale non riuscivo più a stare tranquilla: sognavo ad occhi aperti di partire, dopo aver vinto il concorso, verso l'ignoto, mi immaginavo proprio tutti i dettagli, dal vestito che indossavo al colore della valigia...mi sembrava di essere una malata mentale (e forse lo ero!?).
Ma il peggio è stato quando l'abbiamo detto a papà...non è stato proprio moolto contento. Per un anno?! E poi con la scuola come fai? E il greco? E il latino?! E poi se vai lontanissimo, come facciamo?! Se ti ammali? Se fai un'incidente, se ti stuprano?! Eh?! Come facciamo!? E poi se in quella famiglia non si lavano, o sono maneschi, o sono fanatici religiosi?!
Ho provato a spiegargli che le famiglie vengono accuratamente selezionate e quindi sono persone civili e adatte a fare quest'esperienza. Inoltre la scuola non sarà un problema, mi riconoscono tutte le materie, tranne greco e latino, che studierò d'estate quando torno. Poi se mi ammalo (facciamo le corna!!) ci sono benissimo le farmacie, i medici e gli ospedali lì come qui. E sopratutto se hai paura dei terroristi o di altri pazzi, c'è la stessa probabilità che venga uccisa qui che lì. (se ci pensiamo bene infatti, i recenti avvenimenti francesi, ci hanno fatto capire che l'Europa non è così fuori portata come si credeva!)
Ma sul momento non c'è stato niente da fare...

In ogni caso io sono andata avanti imperterrita a fare gli altri passi necessari per proseguire, primo fra tutti il test d'inglese. C'è stato, mi pare, il 24 novembre, un lunedì, me lo ricordo perché è l'unico giorno veramente libero di tutta la settimana e mi ricordo che non ho dovuto saltare niente per andare. Ed era sempre al centro locale (quindi a Ravenna) dell'associazione, insomma quello dov'ero andata per il colloquio individuale. Prima di parlare di com'è andata quel giorno faccio una minuscola premessa (anche se devo imparare ad essere più concisa e ad andare subito al sodo, questa volta è proprio necessario) per chi volesse provare a concorrere per una borsa di studio: fare (e superare) il test d'inglese è obbligatorio solo se si vuole andare in alcuni paesi, come Stati Uniti, India e Thailandia, ma è vivamente consigliato farlo; infatti se non passi non perdi nulla -ovviamente se non vuoi andare nei paesi che lo richiedono- (e poi, se volevi andare in uno di questi paesi, ti danno la possibilità di rifarlo) e se passi hai una speranza in più di farcela perché se, alla fine del concorso, vieni selezionato per un paese che tu non avevi scelto ed è proprio uno di quelli con l'obbligo del test d'inglese, per poter andare ti tocca farlo e magari non lo passi neppure e non puoi partire per questo!!

Quindi io, anche se non sapevo ancora quale programma avrei scelto (perché non sapevo se sarei riuscita a convincere i miei), l'ho fatto. È costituito da più parti: una di ascolto, una di crocette su argomenti generali e una con delle comprensioni del testo (sempre a crocette). Sinceramente il test non era così improponibile, anzi era assolutamente alla portata di tutti i ragazzi della mia età che vanno abbastanza bene in inglese, perciò se siete preoccupati per questo, rilassatevi ci sono cose peggiori nella vita di cui avere paura (tipo una verifica sui pronomi greci!).


E così siamo arrivati al 25 novembre. Quella sera, me la ricordo veramente in modo molto nitido, come se fosse successo cinque secondi fa, avevamo appena finito di vedere un film, saranno state più o meno le undici e mezza, e io mi sono alzata dal divano per andare a letto. Prima di andare in camera però ho tirato fuori il telefono per dargli un'ultima occhiata prima di spegnerlo. Quando l'ho sbloccato ho visto...che mi era arrivata una mail. L'ho aperto in tutta fretta, il cuore in gola, il fiato sospeso, le mani che sudavano perché...poteva essere la risposta al test d'idoneità...

from: volontaria intercultura

Ciao Arianna,
ti informo con piacere che hai superato la prova di idoneità e il test d'inglese. Puoi quindi continuare a compilare il fascicolo e scegliere qualunque programma desideri!
Ti ricordo che, come anticipato in sede di selezione, la data di consegna del fascicolo sarà mercoledì 10 dicembre. Allego l'utile guida per la compilazione.

Buona serata e a domani,
Resp. Invio Ravenna

“Sì!!!” il mio urlo di gioia è rimbombato per tutta la casa, poi mi sono gettata in braccio a mia madre, ancora mezza stravaccata sul divano, e ho iniziato a piangere come una bambina di quattro anni quando scarta il regalo di compleanno e trova la babydoll che sognava da tanto...mi ricordo che mio padre, che stava fumando in cortile, si è spaventato e si è affrettato a rientrare in casa per vedere cos'era successo....un fatto un importante passo verso il mio sogno era appena stato fatto....ovviamente ho subito contattato tutti i miei amici per dar loro la buona notizia (e mi hanno tutti risposto, anche se era quasi mezzanotte!!).

Adesso che potevo partecipare al concorso vero e proprio, che potevo mettermi in gioco sul serio e mostrare quanto ci tenevo a quel progetto, non avevo intenzione di lasciar perdere o di darla vinta ai miei, quindi ho iniziato ad applicare la classica tecnica del “bravo angioletto”: per i giorni successivi mi sono comportata da figlia modello, voti (relativamente) alti a scuola, il pomeriggio passato interamente a studiare (a meno che non avessi altri impegni), i lavori di casa fatti tutti, sempre e senza lamentarmi...quello che mi chiedo è come abbiano fatto a non notare nulla di strano e a non capire che lo stavo facendo apposta...mha, i misteri della vita.

Ma quello che ha convinto davvero i miei genitori è stata la visita delle volontarie di intercultura alla
Ecco alcuni esempi dei dolci che si fanno
per Santa Caterina.
(la foto l'ho presa dal blog: bietolinaincucina.blogspot.ti)
famiglia
, che è avvenuta il 26, se non sbaglio. Le volontarie vengono a casa per vedere un po' qual'è l'ambiente e la situazione familiare e poi per parlare con i genitori sia dei programmi scelti sia di come si deve compilare il fascicolo...diciamo che quel pomeriggio non ho parlato molto: mi sono seduta a tavola e ho iniziato a rimpinzarmi di caterine (eravamo nel periodo attorno alla ricorrenza di Santa Caterina e per tradizione si fanno, o si comprano, per i bambini dei biscotti a forma di bambolina, per le femmine, e di galletto, per i maschi), ascoltando e seguendo la conversazione solo per annuire quando le volontarie accennavano a me o a quello che avevo detto durante il colloquio individuale. È stato molto bello vedere i miei, resi mansueti e buoni dalle parole delle volontarie, alla fine cedere e acconsentire al programma annuale, era come se fossimo d'accordo per una rapina, e questa volta vinceva il ladro...un ladro buono però, tipo Robin-Hood!

Quando le volontarie sono andate via, però, sono uscita dalla mia apatia e... ho iniziato a saltare ovunque e a cantare le mie canzoni preferite a squarciagola...sì, sì, sì!! li avevano convinti, c'erano riuscite davvero!! Ora non restava che, compilare il fascicolo e poi era fatta!! (avrei anche dovuto vincere, oltre che inviare il fascicolo, però in quel momento non mi è passato neanche per l'anticamera del cervello questo piccolo particolare!)


E qui termina il mio secondo post sul riassunto della mia esperienza fino ad ora, so che è meno interessante del precedente e probabilmente anche del successivo, ma ho voluto dedicare un post interamente a questi tre giorni, perché secondo me il tema del rapporto coi genitori per questo tipo di esperienze (ma anche nella vita in generale) è fondamentale...se loro non sono con te, tu non vai da nessuna parte, quindi devi convincerli (o farli convincere) infatti hai bisogno di tutto il loro aiuto e di tutto il loro supporto, perché delle cose nuove, fidatevi, si ha sempre una fottuta paura.

A presto,
Fennec Curioso


lunedì 23 febbraio 2015

The story so far- il Cigno Nero

“Gattino persiano” cominciò timidamente....”Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?”
“Dipende, in genere, da dove vuoi andare” rispose saggiamente il Gatto.
“Dove, non mi importa molto” disse Alice.
“Allora qualsiasi strada va bene” disse il Gatto.

tratto da Alice nel paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll

Ciao a tutti! Sì, lo so, sono stata moolto cattiva: vi ho lasciati con il fiato in sospeso, con una domanda, un punto interrogativo fisso, insomma ho messo un po' di sana suspense in gioco.
L'ho fatto sia perché volevo che il primo post, fosse qualcosa di particolare, che rispecchiasse il più possibile le mie caratteristiche e che non vi bombardasse con troppe informazioni (vi distruggo i timpani già abbastanza a scuola o quando usciamo, ci manca solo che vi rompa anche qui!), sia perché non ci sarebbe stato abbastanza spazio in un unico post per scrivere tutto. Perché questo qualcosa che mi ha cambiato la vita, scatenando una serie di reazioni a catena, è per me un evento, anche se apparentemente piccolo e insignificante, di grandezza epocale! Insomma ha cambiato la mia vita e quindi non potevo affrontarlo in due parole, ci voleva un post tutto per lui....Ed eccolo qua, il post che stavate aspettando (almeno spero), con tutto quello che volevate sapere (almeno in parte)...il post sul Cigno Nero!

N. B.: In realtà questo sarà solo il primo dei miei “the story so far” post (che, tradotto dall'inglese, vuol dire “la storia fino ad ora”), insomma una serie di post, dove risponderò ad un sacco di domande: Cosa mi è successo finora? Come ci sono arrivata qua? Chi o cos'è stato il mio Cigno Nero?!

N. B. bis: Ciò che riporterò di seguito è stato preso da una specie di diario, che scrivo io, ogni tanto, sulle cose importanti, quindi ho deciso di lasciare la dicitura classica del diario (data, introduzione, argomento, conclusione/saluti, firma).
Ho fatto anche qualche aggiunta per vivacizzare un po' la cosa, queste aggiunte saranno in carattere normale, mentre il diario lo riporto con il corsivo.

N. B. bis bis: Chi mi conosce sa che amo i P. S. (post scriptum) e che li uso sempre, qui non posso usare i P.S., rimedio con i Nota Bene....[Comunque sì lo faccio apposta a metterne così tanti, e sì sono proprio fatta così, mezza matta e psicopatica, non è che faccio finta solo per avere più visualizzazioni (anche perché, per quel che ne so io, per ora, mi seguono solo i miei, e quei cinque/sei poveretti dei miei migliori amici -no, non li ho assolutamente costretti a farlo-)]

venerdì 21 novembre 2014

I can't belive it! Ancora non ci posso credere di essere arrivata fino a qui e di poter veramente scrivere quello che sto scrivendo...è tutto così terribilmente assurdo!! Bhe' sì, è successo tutto così in fretta, prima mamma me ne ha parlato, poi ho iniziato a sognarlo, poi finalmente ho potuto partecipareequindipoimisonoiscrittaepoihofattoleselzionieoggihofattoicolloquiindividualieèstatobellissimissimoe...oh my god!!
Sì, lo so, non hai capito assolutamente nulla. Ormai ci sarai abituato, ogni volta che mi agito o mi infervoro particolarmente per qualcosa, inizio a parlare supermega velocemetissimamente e non si capisce più nulla! (per voi che leggete il blog e che non mi conoscete aggiungo questa chicca, perché altrimenti non rendo l'idea....a volte, parlo molto veloce, ma proprio tanto, talmente tanto che mi è già capitato tre/ quattro volte di essere fermata da gente che guardandomi ammirata chiedeva “Ma, hai mai pensato di fare rap? No, seriamente, secondo me hai un grande potenziale! Sì, sì, hai un futuro come rapper...” sì, l'hanno fatto per davvero. Ah, poi ce n'è ho anche un'altra, ma è più una stupidaggine fra amici che altro, comunque, a volte parlo talmente veloce che Vale, un mio amico pianista, mette su il metronomo nel cellulare-si è scaricato l'app, ovviamente- per vedere a quale velocità sto parlando...che stupido!) Quindi ora scusami, mi calmo e ti rispiego tutto dall'inizio, già...l'inizio...è stato così poco tempo fa?! A me sembrano passati secoli da allora! In ogni caso era l'inizio dell'anno scolastico nel lontano 2014 (in pratica lo scorso settembre, insomma un paio di mesi fa)....

Mi ricordo ancora molto bene, come se fosse successo ieri, quando mamma ha portato a casa il plico rosso acceso dei Programmi di Intercultura. È tornata a casa dal lavoro e lo ha appoggiato lì, sul tavolo del soggiorno. Un oggetto così piccolo e insignificante eppure così forte e potente...ha subito assorbito tutta la mia attenzione, non riuscivo proprio a staccargli gli occhi di dosso (stile Gollum e l'anello ne “Il signori degli anelli” di Tolkien). Alla fine la curiosità ha avuto la meglio e, abbandonato il libro di greco sul divano, mi sono alzata e l'ho preso in mano.
Dopo averlo osservato per qualche secondo, ho deciso, ignara di tutto, senza sapere che sarebbe stata il mio Cigno Nero, che mi avrebbe cambiato la vita per sempre, di fare un'azione semplice e banale...Eh sì, mi sono fatta coraggio, ho riposto tutte le mie forze nelle mani e...ho sfogliato la prima pagina!
Quello che ho trovato dentro quel piccolo fascicolo è impossibile da spiegare, perché vi ho trovato il mondo! Paesi, culture, persone, piatti nuovi e mai sentiti, luoghi misteriosi e mozzafiato...tutti da scoprire e da esplorare, bastava un concorso...come potevo resistere?! Non potevo...

Nei giorni successivi il pensiero di quanto avevo scoperto, di quel mondo così vicino eppure così lontano, di quell'opportunità speciale, mi tormentava. Non riuscivo a pensare ad altro, era quello che avevo sempre desiderato: viaggiare, scoprire mondi nuovi, esplorare nuovi universi, andare lontanissimo, per poter trovare me stessa, per capire chi sono e a che cavolo ci faccio qui sulla Terra (sì, insomma le classiche domande leggerine che uno si fa con gli amici al bar, tra un bicchierino e l'altro)...
Volevo farlo, dovevo farlo, assolutamente, ma...come chiederlo ai miei?! Era una cosa che richiedeva impegno, soldi, e io ho anche la scuola (che non va sempre benissimo) di cui devo preoccuparmi...ma sopratutto come dire ai miei che vorrei fare un'esperienza di studio ospite in una famiglia all'estero?! Per quanto i miei siano persone molto democratiche, disponibile e aperte, mi sembrava una richiesta importante, da fare con calma, per quale bisognava prepararsi bene e documentarsi prima accuratamente in modo da girare un po' attorno alla cosa, presentare e sottolineare gli aspetti positivi, ecc. (insomma fare tutte quelle cose che fate anche voi quando dovete convincere i vostri genitori a lasciarvi ad una festa fino a tardi o che il 2 in mate non è colpa vostra, ma la verifica è andata male per tutti!!). Quindi mi sono documentata per benino: dopo aver consumato le pagine del fascicolo illustrativo a furia di sfogliarle, ho cercato informazioni su internet, dove ho trovato il fantastico sito di Intercultura con tutte le informazioni e le indicazioni per le iscrizioni (http://www.intercultura.it/ ), poi ho cercato alcune testimonianze di ragazzi che avevano già fatto un'esperienza del genere. E poi una domenica, dopo pranzo, mentre mia sorella era di sopra, sono andata giù dai miei, in cucina, e mostrando tutti i documenti e i dati che ero riuscita a trovare ho iniziato ad esporre la mia posizione, diciamo in modo piuttosto convincente: “ciao genitori...ehm...sentite...ehm...io volevo dire, sì insomma chiedere, ehm...quella cosa che la mamma ehm...ha lasciato sul tavolo l'altro giorno ehm...” sì, va bene, d'accordo, non ho iniziato in modo così convincente, però almeno un pochino convincente lo era, dai un pochettino ino ino. No eh?! Va bene, va bene. Non era per niente convincente. E comunque non mi è servito a nulla, perché i miei si sono girati e hanno detto “ah, già, ci siamo dimenticati di chiedertelo, un'amica della mamma le ha detto che c'è questo concorso per andare a studiare all'estero, ti andrebbe di partecipare?!”. Pensiero uno: “dirlo prima no, eh?! Che facevo meno fatica!”Pensiero due: “non vi ho mai amati tanto come in questo momento!”
Ah, ovviamente ho detto di sì!

Così un paio di settimane dopo ero iscritta al concorso e aspettavo nuove informazioni. Dopo la chiusura delle iscrizioni, attorno al dieci di novembre circa (la mia memoria va sempre Oltre Ogni Previsione- chi è fan di Harry Potter capirà!), mi è poi arrivata una mail, di cui metterò anche la foto qui sotto:

Nella mail, in sintesi, mi informavano che il 19 Novembre ci sarebbe stato, in un liceo di Cesena, il test di idoneità per poter poi partecipare al concorso vero e proprio. Il test mi avrebbe impegnato tutto il pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00 circa, ed io...io non sapevo proprio come fare o cosa pensare! Non avevo mai fatto un test del genere e non avevo idea di cosa aspettarmi, però ero più emozionata che spaventata (o forse ero ancora sconvolta dalla reazione dei miei alla richiesta di partecipare al concorso per poter essere terrorizzata). Infatti, per un test del genere non puoi fare nulla, né studiare, né prepararti, solo essere te stessa e dare il meglio di te (diciamo che a me questo preoccupa un bel po' di solito, mi faccio mille complessi tipo: e se non sono adatta? E se non sono in grado? Se non sono abbastanza? Però questa volta, come ripeto, l'ansia non ce l'avevo; non prima di arrivare a Cesena, per lo meno).
Così, il 19 mi sono presentata a Cesena con mio padre, quello con cui vado più d'accordo tra i miei genitori -anche se, ovviamente, voglio bene ad entrambi!- e sono entrata nella scuola.
Era piena di gente, ragazzi e ragazze della mia età, con genitori, parenti, amici e fratelli. Erano tutti lì per fare la prova. Erano tutti lì per vincere. E io non avevo scampo. Non potevo essere migliore di tutti loro. Ecco, lì mi ha assalita l'angoscia. È partita da giù, dal basso ventre, e poi saliva, saliva, saliva, e più saliva più diventava pesante e insostenibile. Ma il peggio è stato quando ci hanno divisi, papà è stato indirizzato verso l'auditorium (dove avrebbe assistito alla spiegazione su come compilare il fascicolo assieme agli altri genitori), mentre io sono stata mandata verso un'altra direzione...ho percorso un lungo corridoio, poi ho seguito un po' le indicazioni sulle porte, un po' ho chiesto ai volontari che sorridevano disponibili (come se fossimo al luna-park! Ma non lo sapevano che io stavo andando in guerra!?!) e mi sono ritrovata, non so bene ancora come, davanti a due porte: in una c'era scritto “Ravenna”, nell'altra “Cesena”.

Quando ho varcato la soglia della mia porta non ci potevo credere! Ormai scoppiavo a ridere! C'erano un sacco di persone che conoscevo! Quattro ragazzi/e degli scout, un paio che avevano fatto le elementari con me, altri due o tre li conoscevo per altri motivi (amici di amici) e poi un altro paio li avevo già intravisti da qualche parte...alla fine quelli sconosciuti si contavano sulle dita di E.T.!!Li ho salutati felice e finalmente l'ansia se n'è andata, lasciando il posto a un po' di sana preoccupazione, ma soprattutto alla certezza di avere un po' più di possibilità di riuscita.
Ho preso il mio posto (un banco a caso, vicino ai miei amici, per poter chiacchierare un po') e dopo un po' sono entrate alcune persone che si sono presentate: alcuni erano dipendenti dell'associazione, altri volontari, altri ancora erano studenti che avevano fatto quell'esperienza e che ora aiutavano dove ce n'era bisogno.
In ogni caso ci hanno spiegato brevemente cosa saremmo andati a fare e ci hanno consegnato la busta con il test....è stato uno dei test più assurdi della mia vita! È l'unico e il solo aggettivo che riesce a descrivere perfettamente le emozioni che provavo mentre lo facevo...
In ogni caso, senza che neanche me l'accorgessi, dal banco mi sono trovata in macchina con mio babbo accanto e con in mano un biglietto (qui a lato, nella foto) con su scritto ora, luogo e data del mio colloquio individuale con le ragazze del mio centro locale di Intercultura.
Eh sì, avete letto bene, colloquio individuale, per quello sì che c'è d'aver paura! Comunque di questo colloquio che, per inciso, si è tenuto proprio oggi pomeriggio, parleremo dopo...
Infatti volevo prima terminare di raccontare quello che è successo a mio padre, mentre io facevo il test. Alcuni volontari gli hanno spiegato che, se passo il test, si può partecipare al concorso vero e proprio e, per farlo, bisogna compilare il Fascicolo. Non ho capito ancora bene cosa sia, ma so che è una cosa lunghissima e complicatissima (e avremo solo due settimane e mezzo per farlo!!), con un pezzo online e un altro pezzo da fare in cartaceo...insomma, papà è rimasto talmente sconvolto dalla complessità del Fascicolo che non prende più la cosa così tanto alla leggera, non ha più così tanta voglia di farmi partecipare (pensate che ha addirittura iniziato con frasi del tipo: “ma sei sicura? Guarda che costa tanto, che è una cosa impegnativa e complicata, che ahi anche la scuola...e bla bla bla)!! Ah, ma io non mi sono fatta mica scoraggiare da così poco, anche perché finché non si saprà se ho passato il test d'idoneità o no, non si saprà se potrò inviare la domanda o no, e quindi è inutile farsi problemi per nulla. In ogni caso, ora, come ho accennato poco fa, arrivava un problema ben più grande...

Il colloquio individuale
Per me non è mai stato un problema parlare o comunicare con le persone. E sono anche piuttosto brava a dire le cose giuste al momento giusto e ad adattare il mio linguaggio alla situazione in cui mi trovo, ma non ho mai dovuto seriamente controllare o fare attenzione a tutto ciò che dicevo...mi sembrava di essere un imputato e di dover fare un processo...comunque non potevo sbagliare proprio qui ed ora, il colloquio serve per far capire alle volontarie che tipo è il ragazzo e per aiutarlo quindi a prendere la scelta giusta sulla scelta del programma (estivo, bimestrale, trimestrale, semestrale, annuale) e quindi non posso mandare tutto all'aria, non posso fallire, devo rischiare, scendere in campo, giocare il tutto per tutto.

Questo è il mantra che mi ripetevo da un paio di giorni, fino a che, oggi, non potevo più sopportare l'ansia e la preoccupazione, alla fine io e la mamma (questa volta mi ha accompagnata lei, gliel'ho chiesto io, perché per i mostri che fanno paura solo la mamma può fare qualcosa! -sì, lo so, abbastanza infantile e patetico, ma sinceramente preferisco aver paura di un colloquio per un concorso, che di ragnetti o docili cavallette-), siamo partite con largo anticipo e siamo andate là a piedi, perché fa troppo freddo e c'è troppa nebbia per poter usare la bici e la macchina ce l'aveva papà. Insomma siamo arrivate là che ce n'erano ancora un bel po' davanti a me, quindi mi sono messa il più lontano possibile da tutti, in una sala d'attesa più piccola e vuota, e ho iniziato a massaggiare freneticamente con le mie amiche...(non so se vi ricordate, Giuly, Mary e Ila!? Quanto ero terrorizzata?!?) Chi vedeva la scena da fuori, vedeva una normalissima ragazza seduta compostamente su una poltrona in una sala d'attesa che giocava tranquillamente col telefono e invece....avrei voluto urlare! Ogni secondo che passava era più lungo di quello prima (mi sembrava di star partecipando ad un'ora di lezione, ma la campanella non arrivava mai- non faccio nomi di prof. perché alcuni di questi sono piuttosto pratici di computer, siti e blog, nevvero ragazzi?!).
Alla fine, miracolosamente, è arrivato il mio turno, ho scritto che entravo alle mie amiche, mi sono alzata, ho salutato la mamma (che mi ha lanciato uno di quegli sguardi e di quei sorrisi che ti danno la carica, quella convinzione e sicurezza, quella totale fiducia che hanno in te in quel momento, perché loro lo sanno, lo sanno che andrai bene e che ce la farai!) e sono entrata. Erano in tre, due delle quali le avevo già viste a Cesena e la terza era una ragazza che aveva fatto un'esperienza con l'associazione pochi anni prima e che aiutava le altre nelle decisioni, e mi sono venute incontro per stringermi la mano. Poi mi hanno fatta accomodare su una poltrona, di fronte a loro, dall'altra parte di lungo tavolo, mi hanno sorriso e....Le domande sono arrivate una dopo l'altra, io le prendevo, le assaporavo, e poi decidevo come condire la mia risposta, che gusti darle, come allungarla, come parlare di quanto amassi viaggiare e di quanto desiderassi partecipare a quel concorso, ma non ero io a rispondere, o almeno non credo, perché mi vedevo al contempo da dentro e da fuori era...come essere sospesi in una bolla extratemporale...
Dopo circa cinque/dieci minuti, forse di più non so, a me sono parsi pochi secondi, una di loro mi ha chiesto: “ Bene Arianna, parliamo del programma che hai scelto, il bimestrale, cosa ti ha spinto a fare questa scelta?!”.
Ho la mia voce che rispondeva:“Bhe' ho scelto questo programma perché si svolge nel periodo estivo e così non perdo la scuola, perché facendo il classico e non andando benissimo in greco e latino, perdere dei mesi, sarebbe veramente un problema.”
Ah, perché noi pesiamo che tu possa fare qualcosa di più, un programma più lungo e complesso.” ha risposto la volontaria con cui stavo parlando) il mio cuore a perso un colpo “Sì, infatti sei la migliore delle nostre candidate, la più adatta, sia come carattere, infatti noi non ti abbiamo dovuto chiedere nulla, hai detto tutto da sola, sia perché vuoi fare quest'esperienza esattamente come va fatta, veramente complimenti.” (ha aggiunto l'altra volontaria) il mio cuore ha perso un altro paio di battiti “Appunto. Senti, te lo dico proprio francamente, come amica, io ho avuto la possibilità di fare entrambi i programmi, un anno il bimestrale in Australia e poi l'annuale ad Hong Kong, e non c'è paragone. Dopo due mesi di esperienza sì, mi ero divertita, sì avevo migliorato un po' l'inglese e avevo stretto qualche amicizia e affetto, ma è durato troppo poco. Non ho fatto in tempo ad arrivare e ad abituarmi a stare lì, che già dovevo tornare a casa. Fare la bimestrale è una cosa incompleta, la può fare chi non è tanto bravo, ma tu, tu devi fare di più, tu ti meriti di fare l'annuale” (ha detto la ragazza) ecco, il colpo di grazia, mi aveva stesa, ma con quel briciolo di forza che mi era rimasta, non so da dove, mi è uscito un: “Ma con la scuola come faccio?”
La ragazza mi ha guardata e ha sorriso: “ Quanto avevi di media l'anno scorso” io ho risposto “8” “Ma allora!” ha replicato lei “Sì, ma in greco e latino, non vado tanto bene, e poi come faccio!?” ho provato a contestare timidamente “Non te l'ha detto quel tuo amico che ha già fatto l'esperienza di mandarlo a fan culo greco e latino!”



Biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip morta.
 Mi avevano spiazzata completamente! Io ero andata lì per convincere delle persone che valevo qualcosina e che volevo davvero fare quell'esperienza e loro mi hanno riempita di complimenti e di buone parole, mi hanno spronata e incoraggiata a fare quello che avrei voluto fare sin dall'inizio, sin dal mio primo incontro col Cigno Nero, ma che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere. Non ce l'avrei mai fatta a fare l'annuale. Non sono abbastanza. E invece ora, delle persone che da anni aiutano i ragazzi a scegliere i loro programmi mi vengono a dire non solo che potrei farcela, ma che lo devo fare, assolutamente, perché me lo merito.
I ricordi degli ultimi istanti lì dentro sono molto confusi, io che sorrido, ringrazio per i complimenti, prometto che ci penserò e stringo loro le mani, io che esco e prendo il mio giubbotto e la borsa, faccio alla mamma cenno di uscire, noi che attraversiamo il corridoio e poi...Appena uscita sono stata accolta dal freddo, gelido e penetrante che mi ha avvolta tutta e mi ha svegliata, mi ha detto che era vero, reale, concreto. Che per quanto io provassi ad auto convincermi che è stata tutta un'illusione, non potevo fuggire dalla realtà all'infinito. E così, piano piano, tutta quell'angoscia, che era diventata gioia, che era diventato fiume, è diventata lacrime...eh sì, proprio così, ho iniziato a piangere, così com'ero, per strada, fuori dalla sede di Intercultura, come una bambina piccola, e mia mamma mi ha abbracciata e non capiva se ero triste o ero felice....Pian piano ci siamo incamminate e pian piano le lacrime si sono fatte più rade e mi hanno permesso di parlare, e così, tra un singhiozzo e l'altro, ho detto a mia madre che avevo appena toccato la luna, che avevo vinto l'Oscar, X-factor, il Nobel. Che non ero mai stata così felice e soddisfatta di me stessa in tutta la mia vita. Perché c'era qualcuno, che credeva in me, davvero. Qualcuno che non mi aveva nemmeno mai vista, dopo cinque/ dieci minuti che mi sentiva parlare, aveva deciso che si fidava che puntava su di me. E io, ora che sapevo che ce la potevo fare, non potevo deluderli, non potevo, non io.
Mamma ha detto che per lei andava bene, che se mi impegnavo e recuperavo le materie a scuola, e lo volevo veramente per lei non c'erano problemi, e ne avrebbe parlato con papà.
Quando ormai le lacrime erano finite e del fiume ormai non restava che un letto vuoto, siamo arrivate a casa. E dopo aver comunicato alle mie amiche che è andato tutto bene, mi sono presa un po' di tempo per riflettere e per metabolizzare quello che mi è successo....
Oggi per me è stato un giorno veramente importante, perché oggi ho capito che ce la posso fare, che posso puntare più in alto, dove stanno i miei sogni per davvero. Ho capito che desidero qualcosa più di ogni altra al mondo e ho intenzione di dare il massimo per cercare di averla. E che, per la prima volta, so esattamente dove voglio arrivare, dove voglio andare. Che da oggi, so perfettamente cosa rispondere al Gatto di Alice nel paese delle meraviglie.

Per oggi è tutto,
Fennec Curioso